Efficienza energetica negli edifici: incentivi possibili

 I consumi energetici e le emissioni di CO2 nell’edilizia restano alti: nuove forme di incentivazione privata per gli interventi di riqualificazione degli edifici!

 Gli sforzi attuati fino ad ora dall’Unione Europea per promuovere l’efficienza energetica degli edifici sono stati tanti, basti pensare alle diverse direttive europee incentrate su questo tema quali la direttiva 2010/31/Ue e la 2012/27/Ue. Ma nonostante ciò, le emissioni di CO2 in atmosfera a causa del settore dell’edilizia a livello europeo ammontano al 36% del totale, corrispondenti al 40% dei consumi energetici. Di questi, il 29% delle emissioni è imputabile ad abitazioni ed uffici. Valori non perfettamente positivi, ma sicuramente migliorabili se si continua ad investire in efficienza energetica in edilizia residenziale, commerciale e pubblica e nella sensibilizzazione degli utenti. L’obiettivo è di riqualificare entro 30 anni tutti gli edifici pubblici e privati, arrivando ad edifici ad energia quasi zero (NZEB), ovvero il 3% all’anno. Le ultime notizie dall’Unione Europea, in realtà, sembrano andare in controtendenza rispetto a questa necessità. Il consiglio Ue, infatti, ha da poco proposto una serie di modifiche alle succitate direttive, tutte purtroppo tendenti alla riduzione dei vincoli imposti in termini di scadenze, obblighi annuali di risparmi energetici, obbligatorietà degli interventi, detrazioni su energie rinnovabili. Tali proposte devono ancora essere discusse in parlamento europeo, ma già lasciano intravedere una sorta di ritrattazione da parte dell’UE negli sforzi per incentivare efficienza e risparmio energetico. Ma le soluzioni alternative alle forme di incentivazione Ue non mancano. È stato da poco presentato, infatti, un piano di azione per i mutui per l’efficienza energetica (EeMAP-Energy efficient Mortgages Action Plan), volto a studiare una strategia per forme di investimenti agevolati nell’efficienza energetica con capitali privati. Tale progetto è un’iniziativa di un insieme di istituzioni finanziarie, universitarie, politiche e imprenditoriali a livello europeo. Il concetto è quello di progettare un mutuo con condizioni finanziarie più favorevoli per l’efficienza energetica che spinga i proprietari di edifici ad investire proprio sul miglioramento dell’efficienza degli edifici stessi. Le condizioni favorevoli di mutuo sono possibili grazie all’effetto proprio dell’efficienza energetica di mitigazione del rischio per le banche e all’accresciuto valore della proprietà. Le finalità di questo progetto sono proprio, infatti, la promozione dell’efficienza energetica, la crescita di posti di lavoro e il miglioramento della stabilità finanziaria, in modo da far entrare anche le banche nel mercato energetico, sopperendo alla mancanza di fondi da parte dell’Unione Europea. Tutto ciò ovviamente, ha un risvolto quanto più positivo per l’utente finale, che vedrà un sostanziale risparmio economico derivante dalla maggiore efficienza dell’edificio del quale è proprietario, e per tutto l’ecosistema terrestre, che vedrà una riduzione delle emissioni di gas serra evitando un eccessivo riscaldamento globale.

Fonte: Italtherm, QualEnergia.it

Vedi anche: Privati

 

Fotovoltaico: nasce il primo impianto italiano di smaltimento dei moduli a fine vita

Enea annuncia: entro agosto 2018 nascerà a Milano il primo impianto italiano per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici a fine vita.

Uno dei più grandi punti di debolezza degli impianti fotovoltaici è la gestione dei pannelli alla fine del loro ciclo vita. Impianti di smaltimento dedicati, infatti, non sono ancora molto diffusi nel nostro Paese e al di fuori. Ben presto, però, si potrà sopperire a questa mancanza. L’Enea ha infatti annunciato che entro l’agosto del 2018 verrà inaugurato il primo impianto italiano pilota per il recupero delle materie prime dei pannelli FV. Questo è l’obiettivo del progetto ReSIELP (Recovery of Silicon and other materials from End-of-Life Photovoltaic Panels), coordinato dal CEA (Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives), avente tra i partner italiani Enea, Uinversità di Padova, Cetma (Centro Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali) e le aziende ITO e Relight e finanziato dall KIC Raw Materials (Knowledge Innovation Community sulle materie prime). Tale progetto rientra perfettamente nel concetto di instaurazione di economia circolare tanto auspicata a livello europeo e nazionale: un sistema economico in grado di autosostentarsi e rigenerarsi, facendo dei rifiuti delle nuove risorse, creando un valore aggiunto sia da un punto di vista economico che di occupazione. Il progetto, inoltre, rientra perfettamente nelle indicazioni della direttiva europea 2012/19/EU, che impone di recuperare entro agosto 2018 l’85% in peso dei moduli fotovoltaici a fine vita, ovvero la parte relativa a vetro ed alluminio dei pannelli. Il prototipo da realizzare sarà installato nello stabilimento milanese della Relight e si pone proprio l’obiettivo di recuperare la parte vetrosa e di alluminio dei pannelli FV. Non solo, vuole anche recuperare il 15% relativo alle altre materie prime, quali silicio, argento e rame. Sono materie prime di alto valore aggiunto, con le quali si potrebbero costruire milioni di nuovi moduli FV con un ingente giro di affari. Il progetto si prefigge anche l’obiettivo di limitare il più possibile la produzione di rifiuti elettronici in modo da diminuire il volume da smaltire.

Fonte: AS Solar

Vedi anche: Impianti a fonti rinnovabili

Edilizia verde: punto cruciale per l’efficienza energetica!

L’efficienza energetica negli edifici passa inevitabilmente per una progettazione green e sostenibile. Ecco alcune soluzioni progettuali fondamentali.

Abbiamo più volte parlato di come sia importante ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera e di quanto incida il settore dell’edilizia in questo. È per questo che ci si sta sempre più muovendo verso progettazione di edifici verdi: le proiezioni del World Green Building Trends stimano che dal 2015 al 2018 la percentuale delle costruzioni green salirà al 60%. Vediamo, quindi, quali sono le soluzioni di punta nell’edilizia green del prossimo futuro. Sicuramente l’utilizzo di fonti rinnovabili è il primo punto della lista, e nello specifico l’energia solare, che grazie all’avanzamento tecnologico e alla crescente competitività economica, viene largamente sfruttata e non solo in grandi impianti e centrali. Ottima soluzione, infatti, è quella di integrare forme di autoproduzione di energia elettrica attraverso il sole direttamente nella progettazione degli edifici. Si possono usare sicuramente pannelli fotovoltaici su tetti delle proprie case, ma esistono anche altre soluzioni, migliori anche dal punto di vista estetico ed architettonico: tegole solari, tetti fotovoltaici metallici e pannelli solari ultraleggeri stampati ad inchiostro su plastica. Ruolo importante spetta poi anche ai sistemi di accumulo dell’energia, soprattutto quando si parla di fonti rinnovabili. Ed infatti il mercato si sta sviluppando anche in questo senso, con sempre maggiori aziende che puntano alla realizzazione di sistemi ultra efficienti. Uno dei capisaldi dell’edilizia verde è poi il monitoraggio delle prestazioni dell’edificio, in modo da controllare in maniere continua la quantità di energia utilizzata e di gestirla in maniera più efficiente. Questo è lo scopo dei cosiddetti Energy Management Systems (EMSs). Inoltre, progettazione ecosostenibile non significa solo concentrarsi sugli impianti, ma al primo posto c’è una corretta progettazione passiva dell’edificio, in modo da ottimizzare le risorse naturali e limitare quanto possibile l’uso degli impianti: corretto orientamento edificio, disposizione superfici vetrate, corretto isolamento e tetti verdi sono quindi alla base dell’edificio green. Infine, anche la natura e la provenienza dei materiali usati nella costruzione rivestono un ruolo importante. Ecco quindi che si iniziano ad usare legno ed altri materiali riciclati, come anche cementi ecologici e il bio-cemento, materiale autoriparante grazie all’azione di alcuni batteri in esso presenti che si attivano quando esposti all’umidità e in grado di riparare quindi le crepe che possono sopraggiungere. Queste ed altre innovative soluzioni sono alla base di una corretta edilizia green, che potrà portare a notevoli vantaggi per l’ambiente ma anche economici per i proprietari.

Fonte: Green.it

Vedi anche: Privati

Rinnovabili: gli esempi virtuosi italiani

Sicilia e Sardegna, due isole con grandi potenziali per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia.

Vi abbiamo più volte parlato degli esempi innovativi su impianti a fonti rinnovabili e interventi di efficienza energetica fuori dall’Italia. Ora è il turno di parlare di quelli sviluppati nel bel Paese. A San Filippo del Mela, in provincia di Messina, è stato inaugurato lo scorso settembre il primo impianto solare termodinamico a letti fluidi Stem che ha attirato l’attenzione anche dei ricercatori statunitensi. È costituito da 770 eliostati che catturano i raggi del sole e li convogliano in un letto di sabbia, contenuta in un contenitore cilindrico di acciaio, capace di raggiungere una temperatura di 600 °C e generare energia termica sotto forma di vapore, successivamente sfruttata per produrre elettricità. È proprio qui la sua innovazione: l’utilizzo di un materiale a basso impatto ambientale, magari recuperato da vetro per gli specchi o acciaio per le strutture o sabbia silicea. In più, può essere applicato anche in usi industriali dove si necessita di elevata energia termica come nel caso di teleriscaldamento. Inoltre, la tecnologia della sabbia rappresenta un ottimo sistema di accumulo di energia, rendendo disponibile alta energia termica fino a 6 ore, anche in assenza di sole. Un’ottima soluzione per zone climatiche ad alto irraggiamento solare come la Sicilia, in grado di produrre 500 kWh di energia elettrica con un impianto di 2,25 ettari. Nel caso della Sardegna, invece, l’Enea ha da poco condotto uno studio sulle potenzialità di sfruttare energia dal mare. L’area nord occidentale dell’isola, infatti, dispone di 13 kW per metro di costa, il doppio della potenzialità del canale di Sicilia considerato il secondo tratto di mare nella classifica delle potenzialità. Un potenziale di energia tale da soddisfare le esigenze di 2000 famiglie italiane. La tecnologia di sfruttamento di energia dal mare è ancora in fase pre-commerciale, ma rappresenta comunque un’ottima prospettiva per una completa decarbonizzazione.

Fonte: AS Solar 

Vedi anche: Impianti a fonti rinnovabili 

 

Auto elettriche: non più solo nel futuro

La mobilità sostenibile sta sempre più prendendo piede nel nostro Paese e presto sarà disponibile a tutti.

L’abbattimento delle emissioni globali di carbonio passa inevitabilmente anche dal settore dei trasporti. Molti Paesi del mondo stanno puntando ad una mobilità sostenibile, investendo in automobili elettriche e relativa gestione e rifornimento, rendendo presto possibile la fruizione a tutti gli utenti. Già sono in commercio, infatti, diversi modelli di automobili ibride, che possono funzionare sia con carburante tradizionale che con la corrente elettrica di una batteria. Non sono però ancora molto diffuse per i problemi di autonomia e durata della batteria, oltre che della mancata diffusione in tutto il territorio di stazioni di ricarica con velocità di ricarica adeguate. L’Enel si sta già impegnando in questo e sembra che anche l’Unione Europea si stia preparando ad una concreta incentivazione del motore elettrico, promuovendone la produzione da parte delle grandi case automobilistiche e incentivandone l’acquisto da parte dei cittadini europei. Nel frattempo, comuni e regioni italiane si stanno già muovendo. È da poco partito, infatti, il progetto Nemo FVG: il Friuli Venezia Giulia, infatti, si impegna a sostituire tutto il parco auto degli Enti Pubblici con vetture elettriche. Un altro progetto importante è il ReFeel eMobility, ovvero l’idea dell’azienda ReFeel di rendere disponibili per il G7 Ambiente di Bologna 7 veicoli elettrici da usare in condivisione con persone che lavorano nello stesso luogo. Sono auto con un’autonomia di 125 km e tempo di ricarica di un’ora. Come non citare poi il progetto Share’ngo, attivo in diverse città italiane come Roma, Milano, Modena e Firenze con ottimi riscontri da parte degli utenti: si tratta di un semplice car-sharing ma basato su veicoli elettrici e a basse emissioni, che possono viaggiare anche all’interno dei centri storici completamente interdetti al traffico come nel caso di Firenze. Ma non solo le grandi città dispongono di trasporti alternativi: sono sempre più diffusi bus navetta elettrici o mezzi degli operatori ecologici elettrici, come anche scooter e motorini a motori elettrici e persino biciclette elettriche.

Fonte: AmbienteAmbienti

Vedi anche: Chi siamo

 

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