Turbine eoliche più efficienti grazie a squali e gechi!

 
Le tecnologie innovative si ispirano sempre più alla natura, stavolta per migliorare la produzione di energia dal vento.
 
Vi abbiamo già diverse volte parlato di come la natura possa essere di estremo supporto alla tecnologia moderna. Eccone un nuovo esempio. La biomimesi stavolta ha fornito un supporto fondamentale per migliorare le prestazioni delle turbine eoliche e produrre energia dal vento in maniera sempre più efficiente. Le ricerche provengono dalla Texas Tech University, il cui Innovation Hub ha dato vita alla Flow Raider, una start-up concentrata proprio sullo sviluppo di un rivestimento superficiale da applicare alle pale delle turbine eoliche per controllare meglio il flusso d'aria intorno ad esse. E alla base di tale progetto ci sono le esperienze provenienti da animali come gechi e squali. L'ingegnere meccanico a capo della start-up, Burak Aksak, infatti, afferma di aver in passato sviluppato collanti microfibrillari ispirati al geco per la produzione di fogli adesivi su larga scala. Le lastre sintetiche che produceva insieme al suo gruppo di ricerca, però, sono molto simili alle strutture e dimensioni del rivestimento dermico degli squali, che hanno infatti piccole scaglie utili a ridurre le turbolenze nell'acqua migliorando l'idrodinamicità e la velocità. Applicando quindi un rivestimento fatto di piccoli dentelli dermici alle superfici delle pale eoliche, sarà possibile incrementarne l'aerodinamicità e le prestazioni. Grazie a questa tecnologia, ancora in un fase primordiale di sviluppo, sarà possibile quindi realizzare turbine eoliche non solo più efficienti, ma anche meno costose dal punto di vista della manutenzione e del trasporto. Questi studi potranno sicuramente essere una delle opportunità più innovative per permettere al settore dell'energia eolica di diventare una delle soluzioni chiave nella transizione energetica verso le rinnovabili. 
 
Fonte: AS Solar
 

Stop al carbone dal 2025: in Italia si può fare!

Secondo il WWF in Italia nel 2025 sarà possibile dire addio all'utilizzo del carbone, fonte energetica tra le più inquinanti
 
In Italia dal 2025 si potrebbe interrompere l'utilizzo di carbone a scopi energetici, è quello che sostiene il WWF e che sarebbe perfettamente in linea con gli accordi di Parigi sul clima del 2015. Questa intenzione è stata manifestata dal ministero dello sviluppo economico che, in vista della prossima definizione della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), ha fatto intendere la volontà di eliminare l'utilizzo del carbone nel 2025 a fronte di un maggior sfruttamento del gas, per poi dal 2030 aumentare fortemente l'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Il WWF auspica però che si proceda al più presto con provvedimenti attuativi subito dopo il varo della Strategia, in modo da avviare immediatamente il percorso verso l'obiettivo di stop al carbone.
L'addio al carbone per l'Italia potrebbe inoltre essere fattibile poiché l'energia elettrica prodotta da questa fonte è pari solamente al 12-16% del fabbisogno energetico; tuttavia è importante eliminare l'utilizzo del carbone poiché è responsabile del 40% delle emissioni del settore elettrico. L'obiettivo dello stop al carbone dal 2025 sarebbe quindi una decisione esemplare anche per paesi europei come la Germania e la Polonia, ancora molto dipendenti energeticamente dal carbone. Altri paesi invece hanno già fissato i loro obiettivi per l'addio al carbone: Francia, Portogallo, Finlandia, Svezia e Danimarca hanno dichiarato il loro stop al carbone per il 2025, mentre il Belgio ha eliminato questa fonte energetica già dal 2016!
 
Fonte: AS solar
          WWF
 

Londra: presto la città più verde d'Europa

Le politiche green della capitale inglese e il sostegno dell'innovazione tecnologica potranno rendere la Londra del futuro un grande quartiere verde. 

Non è una novità che Londra si stia muovendo sempre più verso un'architettura verde e sostenibile. Già il precedente sindaco della città, infatti, Boris Johnson, si era impegnato per l'approvazione del progetto "100 Pocket Parks" durante il suo mandato, un progetto per la realizzazione di 100 nuovi parchi diffusi e sparsi in 26 quartieri della città. Un'attenzione al verde urbano che prosegue con la nuova direzione della capitale inglese da parte del sindaco eletto lo scorso maggio 2016, Sadiq Khan, il quale ha l'ambizioso obiettivo di trasformare Londra il una città ricoperta di verde, ovvero una "National Park City". Il primo "mattone" per l'attuazione di questo progetto risiede proprio nell'utilizzo diffuso di "Green Blocks". Si tratta di un mattone completamente riciclabile e forato all'interno del quale crescono piante e fiori, sviluppato dallo studio di architettura WAGT. Il vantaggio più grande del Green Block è quello di essere un blocco modulare e poter essere usato, quindi, nei più disparati luoghi della città: facciate delle costruzioni cittadine, dei ristoranti e caffè, persino transenne per delimitare cantieri o corsie preferenziali per piste ciclabili o le pensiline degli autobus. Tutto ciò con un doppio vantaggio: quello di abbellire la città, sostituendone il grigio urbano con il verde naturale, e quello di purificare l'ara grazie all'azione di assorbimento di CO2 che la vegetazione naturalmente possiede.  Una opportunità, quindi, estremamente vantaggiosa, che al momento, purtroppo, è appunto solamente un'opportunità, dato che al momento il Green Block è ancora in fase di prototipo. Ma WATG assicura che i mattoncini verdi saranno presto in commercio, al più entro la fine del 2018. 
 
Fonte: Green.it
 

Installazioni FER in Italia: nel 2017 crescita del 23% rispetto al 2016

I primi 9 mesi del 2017 hanno visto una forte crescita di istallazioni di fotovoltaico, eolico ed idroelettrico pari al 23% rispetto al 2016. Con il contributo delle bioenergie si superano i 700MW istallati!

Dall’inizio del 2017 fino a settembre i nuovi impianti ad energie rinnovabile istallati su territorio italiano raggiungono i 688 MW, potenza aumentata di ben il 23% rispetto al corrispettivo periodo dello scorso anno. Gli impianti fotovoltaici, per il 48% di tipo residenziale, raggiungono da soli una potenza istallata di 323 MW, seguiti dalle istallazioni eoliche che raggiungono i 313 MW con un elevatissimo aumento rispetto al 2016, pari al 36%. Il 97% della potenza istallata è localizzata nel Sud Italia, dove sono molto diffusi impianti di piccola potenza, dai 200 kW in su. In particolare, un notevole impianto eolico è stato istallato in provincia di Benevento, per una potenza complessiva di ben 27 MW. Crescono le connessioni anche degli impianti idroelettrici, la nuova potenza istallata pari a 52 MW è maggiore del 16% rispetto a quella del 2016. I nuovi impianti a bioenergie, che comprendono i sistemi a biomasse, biogas, bioliquidi e rifiuti solidi urbani (RSU), sono complessivamente 108, per una potenza istallata di 25 MW. Anche per questa fonte energetica, prevalgono gli impianti di piccola potenza, minore o uguale a 250 kW. Osservando i dati relativi ai trimestri del 2017 si può notare che nel periodo aprile-giugno c’è stato un boom di istallazioni che hanno raggiunto i 408 MW, grazie anche al notevole impianto fotovoltaico nel grid parity nel Lazio da 63 MW. Da luglio a settembre invece, come anche nei primi tre mesi dell’anno, sono stati istallati circa 140 MW. Le speranze per i prossimi mesi sono comunque positive, vista la crescita complessiva del 23% rispetto alle istallazioni dell’anno passato. Contribuisci anche tu con un impianto a fonti rinnovabili per casa tua, e aiuterai l’ambiente risparmiando sulla bolletta! Rivolgiti a EcoBioService!

Fonte: Casa e clima

Vedi anche: Impianti a fonti rinnovabili

Islanda: nasce il primo impianto a emissioni di CO2 negative

È stato di recente messo in funzione in Islanda un impianto a energia geotermica da record: oltre a produrre energia pulita, aiuta a diminuire le emissioni di CO2 in atmosfera

I cambiamenti climatici, come ormai noto a tutti, stanno causando grandi danni ambientali per l’ecosistema e per la salute umana. Maggiore responsabile di questo fenomeno sono le elevatissime emissioni in atmosfera di CO2 che rilasciamo ogni anno, 40 trilioni di kg. Recentemente infatti, i leader mondiali in occasioni come la COP21 di Parigi hanno preso impegni per ridurre le emissioni globali di CO2, con lo scopo di moderare gli effetti devastanti del global warming. È quindi di cruciale importanza limitare le emissioni di CO2 ed ancora meglio sarebbe ridurne la presenza in atmosfera, fenomeno che da poco in Islanda è stato reso possibile grazie ad un impianto innovativo “negative emission”. L’impianto geotermico di Hellisheidi infatti si è inserito nel progetto europeo CarbFix2, finanziato nell’ambito dei fondi di ricerca Horizon2020, che si occupa di studiare e sviluppare sistemi innovativi per la cattura e lo stoccaggio della CO2. L’impianto di Hellisheidi infatti, oltre a produrre energia elettrica dalla fonte rinnovabile geotermica, è dotato del dispositivo DAC (Direct Air Capture) che aspira l’aria e trattiene la CO2 presente grazie ad un particolare filtro. I filtri, una volta saturi di CO2, vengono scaldati dal calore residuo della centrale geotermica per liberare la CO2 catturata; quest’ultima viene mescolata con acqua ed iniettata nel sottosuolo per lo stoccaggio. La miscela di acqua ed anidride carbonica viene iniettato a circa 700 m di profondità, in corrispondenza di strati di roccia basaltica; raggiunta la suddetta profondità, la CO2 è soggetta ad una reazione chimica che ne permette la trasformazione e quindi lo stoccaggio sotto forma di minerali carbonati. Di recente è stato infatti scoperto che la reazione di trasformazione della CO2 in minerali ha una durata di appena due anni, il che rende il processo di stoccaggio estremamente vantaggioso e senza problemi di dispersione dei gas in atmosfera. Questo processo innovativo ed eco-friendly è purtroppo ancora costoso ma, con l’avanzamento della ricerca e della tecnologia, la diminuzione dei costi è vicina e la diffusione del processo potrà quindi prendere piede, seguendo l’esempio della centrale islandese. La propagazione della tecnologia “negative emissions” potrà quindi contribuire al raggiungimento degli obiettivi del progetto CarbFix2, l’eliminazione dell’1% delle emissioni globali di CO2 entro il 2025.

Fonte: Green.it

Vedi anche: Impianti a fonti rinnovabili

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