Riutilizzo dell’acqua piovana: Puglia in prima linea

Nuova iniziativa regionale in Puglia per il recupero ed il riciclo della risorsa idrica: la realizzazione di reti pluviali per sfruttare le acque piovane e ridurre i problemi di allagamento nei centri abitati

La scorsa estate, durante i periodi di siccità, la Puglia aveva scampato il problema dell’emergenza idrica grazie ad abbondanti riserve d’acqua. Il presidente della regione Michele Emiliano però aveva inoltre auspicato una strategia contro la siccità, con lo scopo di chiudere il ciclo dell’acqua evitando quindi l’impoverimento del suolo. Ora invece, nei mesi autunnali il fenomeno si ribalta, con i nubifragi che diventano la nuova problematica. La siccità e la troppa abbondanza d’acqua hanno come soluzione comune la gestione razionale delle acque pluviali, punto chiave della nuova iniziativa della Regione Puglia. Il piano, elaborato insieme ad AQP, la società che gestisce l’acquedotto pugliese, prevede lo stanziamento di 30 milioni di euro per realizzare nuove reti pluviali con lo scopo di eliminare le dispersioni sulla rete idrica e riutilizzare le acque reflue. I destinatari delle acque recuperate sono non solo il settore agricolo, ma anche quello industriale e civile, ha specificato l’Assessore ai Lavori Pubblici Anna Maria Curcuruto; l’obiettivo è quindi quello di arginare il problema degli allagamento dei centri abitati ed allo stesso tempo recuperare e riutilizzare l’abbondante risorsa idrica proveniente da fenomeni meteorologici intensi. La Regione Puglia ha infatti pubblicato un Avviso Pubblico rivolto ad amministrazioni comunali per “Interventi relativi alla realizzazione di sistemi per la gestione delle acque pluviali nei centri abitati”. Già dal 2014 la Puglia ha manifestato l’intenzione di avviare il riciclo idrico, introducendo per i nuovi edifici l’obbligo di reimpiegare le acque piovane. Lo scopo del provvedimento è quindi quello di riutilizzare le acque reflue disponibili, preservando allo stesso tempo le risorse idriche del territorio regionale. 

Fonte: Rinnovabili.it

Vedi anche: Sistema di Gestione dell'Energia

Google: ora alimentata al 100% da rinnovabili!

I fabbisogni elettrici del colosso dei motori di ricerca sono da adesso coperti esclusivamente da fonti rinnovabili
 
Lo scorso 30 novembre Google ha annunciato tramite le piattaforme social di aver aggiunto circa 500 MW da fonte rinnovabile alla lista dei suoi fornitori di energia. In questo modo si sono quindi raggiunti i 3GW complessivi di energia da fonte rinnovabile, che corrisponde proprio alla totalità dei fabbisogni dell'azienda. Dopo l'annuncio fatto dalla Lego poco tempo fa infatti, Google si era ripromessa di prendere esempio e porsi come obiettivo entro la fine del 2017 l'alimentazione totalmente da fonti rinnovabili; lo scopo è stato raggiunto infatti pochi giorni fa con un mese circa di anticipo sulla scadenza imposta. Gli ultimi accordi di acquisto di energia pulita da parte dell'azienda sono stati presi con grandi parchi eolici presenti negli Stati dell'Iowa, Oklahoma e South Dakota. Alla luce di questi ultimi aggiornamenti, Google si posiziona al primo posto tra gli acquirenti aziendali di energia pulita al mondo; in seconda posizione troviamo Amazon, con l'acquisto di 1,5 GW di potenza elettrica. D'altronde Google si è sempre distinta per il suo interesse verso le fonti di energia pulita, dimostrando di avere a cuore la questione delle rinnovabili sin dal 2007; con il calo dei prezzi dell'energia da fonte solare ed eolica poi, si sono ulteriormente accelerati gli investimenti nelle fonti sostenibili e quindi la trasformazione di Google in un' azienda 100% Green! 
 
 
 

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Illuminazione pubblica più efficiente: nuovi criteri ambientali

Aggiornati i Criteri Ambientali Minimi (CAM) sull’efficienza dell’illuminazione pubblica; il decreto con le nuove disposizioni è stato firmato dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti

Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha firmato il nuovo decreto per l’aggiornamento dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) sull’illuminazione pubblica. L’obiettivo è quello di rendere migliore e più efficiente l’illuminazione, riducendo allo stesso tempo i costi e l’impatto ambientale di dispositivi quali lampade, LED, gruppi ottici e impianti illuminanti in generale.

Il decreto sui CAM è suddiviso in tre parti: la prima parte è relativa alle modifiche degli impianti di illuminazione volte all’aumento delle prestazioni in termini di efficienza energetica, affidabilità e vita utile dei dispositivi; le specifiche di ogni componente si differenziano in base al suo utilizzo finale, in modo da adattarsi alle diverse necessità. La seconda parte tratta il tema dell’inquinamento luminoso, il territorio viene mappato in modo da suddividere l’area totale da illuminare e definire per ogni zona un livello massimo di diffusione della luce verso l’alto. La terza parte si occupa degli aspetti sociali degli appalti pubblici “verdi”, controllando la legittimità dei modelli organizzativi dei candidati e monitorando comportamenti disonesti verso i lavoratori, per garantire il rispetto di condizioni di lavoro dignitose, in accordo con i fondamenti etici delle convenzioni ONU.

Sostituendo i vecchi impianti di illuminazione con nuovi dispositivi ad alta efficienza, si è stimato di poter risparmiare circa 500 milioni di euro l’anno, oltre alle vantaggiose riduzioni dei consumi e delle emissioni. Inoltre, il Ministro ha dichiarato che entro la fine del 2017 verranno aggiornati i criteri di gestione degli impianti di illuminazione pubblica, per garantire un migliore percorso di manutenzione e gestione degli apparati dismessi e di quelli nuovi. 

Fonte: AS Italia
 
Vedi anche: LED-Relamping

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