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La prima auto solare al 100% in commercio dal 2019

La Fiera del Consumo elettronico di Los Angeles assegna alla startup olandese Lightyear il Climate Change Innovator Award per il progetto di auto fotovoltaica.

Quale palcoscenico migliore del CES 2018 per far conoscere al grande pubblico il primo progetto di auto solare al 100%? La celebre fiera di Los Angel ha offerto un nuovo passaggio sotto i riflettori a Lightyear One, il veicolo elettrico fotovoltaico progettato da un gruppo di ex studenti dell’Eindhoven University of Technology. 

Assidui partecipanti alla World Solar Challenge – la competizione di veicoli fotovoltaici prototipali –  i giovani ingegneri hanno fondato lo scorso anno l’omonima startup Lightyear con l’obiettivo di mettere a sistema risultati e successi raggiunti negli anni durante le varie gare. Ma tra le auto che corrono alla challenge australiana e quelle destinate al mercato esiste un gap tecnico consistente e oggi sono in molti a mettere in dubbio la capacità della startup olandese d’aver colmato tale divario. La società afferma che Lightyear One vanta un’autonomia compresa tra 400 e 800 km. Il veicolo dovrebbe poter essere caricato con prese di corrente standard o attraverso i caricatori EV standard. Ma grazie alla pelle fotovoltaica che riveste la carrozzeria “potrebbe presumibilmente essere guidato per mesi senza ricarica”, si legge sul sito dell’azienda. Non solo: quella che a regime dovrebbe essere la prima auto solare al 100%, spiegano gli ingegneri, avrebbe già risolto diverse sfide convenzionali associate alla tecnologia, come l’intermittenza e le basse prestazioni. Il condizionale è d’obbligo nonostante i toni trionfalistici.

I progettisti hanno promesso di portare in commercio la l’auto entro il 2019 e hanno già aperto sul sito aziendale i pre-ordini, ma sono tanti i dettagli tecnici che non convincono, dal peso della batteria alla potenza raggiungibile dai pannelli. A conti fatti è più probabile che il rivestimento fotovoltaico allunghi il range di autonomia del mezzo. Un po’ come succede oggi con la Toyota Prius, ibrido plug-in la cui trasmissione elettrica è alimentata a batteria ma che contempla tra gli accessori selezionabili un tettuccio solare. Le celle fotovoltaiche regalano all’automobile solamente poco più di 6 km. Malgrado le incognite e i gli evidenti dubbi tecnici, il prototipo di Lightyear One ha convinto la giuria del CES 2018 guadagnandosi il Climate Change Innovator Award.

FONTE: Rinnovabili.it

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Entroterra antartico sempre più sottile: persi 100 m di spessore nei punti più colpiti

Una nuova ricerca getta luce sulla rapidità con cui il continente antartico sta perdendo superficie ghiacciata: ritmi fino a 5 volte più veloci di 25 anni fa.

L’entroterra antartico si sta assottigliando a ritmi mai osservati prima: una ricerca coordinata dall’Università di Leeds getta nuova luce sull’evoluzione del manto glaciale che ricopre il subcontinente ghiacciato. Ritmi di scioglimento fino a 5 volte più veloci rispetto a quelli osservati solo 25 anni fa, con i luoghi più colpiti che hanno già perso fino a 100 metri di spessore.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, ha messo a confronto dati satellitari collezionati tra il 1992 e il 2017: i ricercatori hanno distinto le variazioni dovute a fenomeni temporanei, come consistenti nevicate che aumentano lo spessore dei ghiacci, da quelli di lungo periodo, correlabili con il cambiamento climatico. Prendendo come base di riferimento i livelli di spessore registrati nel 1992, considerati all’epoca stabili, gli studiosi hanno rilevato che quasi 1/4 del continente Antartico (il 24%) risulta in via di assottigliamento nel 2017, con un ritmo di perdita di superficie ghiacciata fino a 5 volte superiore a quella di inizio anni ’90. 

Lo scioglimento completo dell’Ovest Antartico comporterebbe l’innalzamento dei mari di circa 5 metri in media in tutto il mondo, causando la distruzione di migliaia di città costiere. Secondo le rilevazioni osservate dal team del professor Shepard, il fenomeno di assottigliamento della calotta si sarebbe espanso nell’entroterra dei ghiacciai di Pine Island e del Thwaites per almeno 300 miglia, rispetto alle 600 miglia complessive.

 Le temperature sempre più elevate degli oceani del Sud sono tra i maggiori responsabili dello scivolamento dei ghiacciai in mare e del loro successivo assottigliamento: lungo i 3 mila chilometri della costa ovest antartica, l’acqua calda scioglie la base dei ghiacciai nel punto critico in cui questi si aggrappano al fondale marino. La combinazione tra il peso della massa ghiacciata e l’assottigliamento dell’aggancio sottomarino causano lo scivolamento in mare dei ghiacciai e la loro conseguente ulteriore diminuzione in termini di superficie.

FONTE: Rinnovabili.it

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